CARROZZERIA GHIA: CRONOLOGIA PROTOTIPI


1959 Selene I
1960 Chrysler 300
1960 Chrysler New Yorker
1960 Dragster IXG
1960 Chrysler L 6.4
1961 Turboflite
1969 Lancia Flaminia Coupé
1973 Ford Granada Mark 1
1986 Vignale Gilda
1987 HFX
1988 Saguaro
1989 Fiesta Urba

CARROZZERIA GHIA: CENNI STORICI



Carrozzeria torinese fondata nel 1915 da Giacinto Ghia che, dopo aver lavorato presso alcuni stabilimenti torinesi, apre una modesta officina in via Petitti. Sin dall'inizio riesce a farsi apprezzare e a conquistarsi una ristretta ma raffinata clientela. Trascorsi gli anni difficili della prima guerra mondiale, Ghia riprende l’attività con maggior impegno indirizzandosi verso una produzione di lusso, ma di tono sportivo.
Molto ammirati sono i suoi « siluri » su telaio e meccanica della Fiat 501 S con motore tipo spinto, derivata dal veicolo normale, la 501, una delle vetture più popolari del dopoguerra prodotta dalla Casa torinese dal 1919 al 1926. Comunque 1'affermazione definitiva, che pone la Ghia tra i «grandi» della carrozzeria mondiale, avviene soltanto nel secondo dopoguerra, parallelamente cioè alla nascita e allo straordinario sviluppo della « linea » italiana.

Giacinto Ghia però non potrà assistere al successo della sua azienda; egli infatti muore nel 1944. AI termine del conflitto lo stabilimento, distrutto dai bombardamenti, viene trasferito in una nuova sede in via Tommaso Grossi e il merito della riorganizzazione del lavoro spetta al giovane stilista Mario Boano, che restituisce all'azienda la sua piena efficienza pur mantenendo l'impostazione voluta dal suo fondatore: produzione limitata, ma di qualità.

Negli anni 1948-49 la Ghia realizza per la Fiat il prototipo di una 1900 Gran Luce, mentre fra le carrozzerie fuoriserie spicca la Supergioiello su telaio 1100 E, con comando del cambio al volante. Nel 1950 Luigi Segre, già direttore commerciale della Siata e pilota gentleman, assume le redini dell'azienda, che in questo periodo mette in cantiere il prototipo della Lancia Aurelia B 20 coupè di cui costruisce una preserie di alcune decine di esemplari, e il prototipo Simca-Abarth. E’ interessante ricordare, inoltre, i prototipi degli scooter Innocenti Lambretta e Ducati, e la costruzione di fuoriserie su famosi telai stranieri, Delahaye, Bentley, Talbot.

Nel 1952, per il Salone di Torino prepara un prototipo di coupè su Alfa Romeo Giulietta con un inedito portellone posteriore incorporante anche il lunotto: nasce cosi la Giulietta Sprint, la cui produzione pero inizierà soltanto due anni dopo e verrà affidata a Bertone.

Il 1953 è un anno ricco di soddisfazioni per la carrozzeria torinese e vede: la produzione di una cinquantina di esemplari di un riuscito coupè Fiat 8 V disegnato dall'ingegner Savonuzzi, la cui carrozzeria d'avanguardia sarà in seguito utilizzata per alcuni telai Jaguar XK 140 e Aston Martin; l'inizio della collaborazione con la Chrysler che porterà, per un breve periodo, anche alla costruzione di vetture con marchio abbinato Ghia-Chrysler; infine l'allestimento del prototipo Volkswagen 2 + 2 coupè e cabriolet, il noto Karmann-Ghia, prodotto in decine di migliaia di esemplari dalla carrozzeria tedesca Karmann.

Nel 1955 la Ghia sbalordisce il pubblico dei più importanti saloni automobilistici europei con le « dream car », le vetture di sogno care agli americani, come la famosa Gilda, la cui carrozzeria, senza organi meccanici è una delle prime a essere studiata in una galleria del vento, quella del Politecnico di Torino. La Gilda segna una tappa importante nella evoluzione della linea e avrà una certa influenza non solo sui successivi progetti Ghia, ma anche sulla produzione di serie americana. Gli importanti suggerimenti avanzati dagli stilisti in quell’occasione trovano applicazione sulla Chrysler A 498, sulla Ferrari Superamerica e sulla Dart del 1956.

Quest'ultima è una coupè a quattro posti con motore Chrysler da 400 cv e carrozzeria a rivestimento misto (acciaio e lega leggera) completamente circondata da una fascia paraurti in acciaio cromato. In una successiva edizione il padiglione viene trasformato e suddiviso in tre settori per farlo rientrare nella parte posteriore mediante comando elettrico. Sempre nel 1956 la Ghia realizza la Norseman con meccanica Chrysler e parabrezza senza montanti, una vettura costata 45 milioni di lire e 18 mesi di lavoro; imbarcata sull'Andrea Doria che doveva trasportarla a New York, la Norseman colò a picco in seguito al tragico incidente del transatlantico italiano.

La fama della carrozzeria torinese viene ulteriormente sottolineata da una serie di commissioni per vetture speciali destinate a personalità del mondo della politica, della finanza e dello spettacolo fra le quali figurano lo Scià di Persia, Juan Peron, Tito, Sukarno, lo sceicco del Kuwait, il regista Rossellini, Totò e molti altri. Nel 1957 la Ghia rileva gli stabilimenti Frua e si trasferisce in via Agostino da Montefeltro dove ha modo di ampliare ulteriormente la sua già notevole attività. Nell'ambito della collaborazione con la Chrysler nascono la nuova Gilda, la Dual seconda serie (la prima è del 1956), la Flight Sweep, la Plymouth Adventurer e la Plainsman, oltre a una prima commessa di 50 esemplari della vettura di rappresentanza Imperial Crown.

Altre Case americane gli affidano la costruzione di dream car e prototipi; alla Ford vanno la Turnpike Cruiser, la Bimini e la Futura, alla Packard la Predictor.

Al Salone di Torino del 1957, Ghia espone, accanto a un'interessante Fiat 1100 giardiniera con tetto parzialmente scorrevole per permettere il trasporto di oggetti particolarmente voluminosi, le curiose Fiat 600 Jolly e 500 Jolly e Renault 4 CV; si tratta di vetturette tipicamente estive con sedili di vimini e tettuccio in tela colorata che saranno prodotte in piccola serie. Sfruttando la formula della Jolly viene impostata anche una serie di moderni risciò a tre ruote, derivati dalla Lambretta e destinati ai mercati orientali.
In questo periodo lavora alla Ghia anche l’ingegner Sergio Sartorelli al quale si devono creazioni importanti, come la Jolly citata prima, la famosa Karmann-Ghia ed alcuni prototipi che risulteranno vere e proprie pietre miliari della Carrozzeria Ghia come la Selene I, la Renault 900 Berlina a guida avanzata o la Fiat 2300 S “Club”.

All'inizio degli anni sessanta, la carrozzeria torinese ha ormai assunto le dimensioni e l'importanza di una grande industria con interessi che coprono tutti i settori dell'attività carrozziera: dallo studio di futuristiche dream car alla progettazione di modelli di serie, dai veicoli speciali alla costruzione in serie di carrozzerie per conto terzi.

Per incrementare quest'ultimo settore viene creata nel 1960 la OSI (Officina Stampaggi Industriali), che diventerà azienda indipendente due anni dopo, con uno stabilimento che occupa un'area di 18 500 m2, di cui 2500 coperti, con circa 650 dipendenti e con una capacità produttiva di 50 vetture al giorno. Dalla OSI usciranno le carrozzerie per 1'Innocenti 950 spider, per le Fiat 1300 e 1500 familiari, per le Fiat 2300 S, tutti modelli di serie presenti nei cataloghi delle varie Case. Per le Chrysler 300 e New Yorker, per la Renault Floride e per la Volvo P 180 coupè, invece, la Ghia si limita a fornire i disegni della carrozzeria. Alla categoria dream car appartiene infine il modello Selene II del 1960, versione modificata dello studio presentato I'anno precedente, una vettura avveniristica a tre posti che adotta soluzioni tecniche avanzate di ispirazione aeronautica.

Un posto a sè occupa la IXG, un dragster per gare di accelerazione, alto un metro, profilatissimo e dotato di motore Innocenti di 950 cc. II binomio Ghia-Chrysler e sempre più frequente nella produzione della carrozzeria torinese: nel 1960 è la volta della L 6.4, una vettura lussuosa e confortevole, derivata dalla Dual seconda serie con motore Chrysler 8 V e prodotta in piccola serie; l'anno seguente appare il prototipo Turboflite con motore a turbina con padiglione sollevabile elettricamente e alettone posteriore. Sempre Chrysler è la Valiant asimmetrica del 1961 cosi chiamata per una « gobba » longitudinale sulla sinistra del cofano motore; pur trattandosi di una vettura di gusto particolare, non tarda a trovare un acquirente nella persona del famoso scrittore George Simenon.

Maggior fortuna ottenne la GT 1500 con telaio tubolare e meccanica modificata della Fiat 1500 che dal 1963 verrà prodotta in cinque unità al giorno. In quest'ultimo anno esce anche la versione definitiva della vettura a turbina che prende il nome di Turbine; cinquanta esemplari vengono inviati negli Stati Uniti dove la Chrysler li affida a un ristretto numero di clienti selezionati per un collaudo approfondito. II 1963 registra anche un cambiamento al vertice dell'azienda; l'improvvisa morte di Luigi Segre, porta alla ribalta Gino Rovere che pero coprirà la carica di direttore generale per un solo anno. L'anno dopo infatti muore anche quest'ultimo e il pacchetto azionario, ancora in mano alla vedova Segre, passa al signor Trujllio. La produzione dell'azienda comunque non risente del passaggio di proprietà, anzi nel 1965 con 1'assunzione del giovane stilista Giorgio Giugiaro, subisce nuovo impulso anche sul piano qualitativo.

Dagli stabilimenti di via Agostino da Montefeltro escono via via: la Plymouth Barracuda 450 SS, venduta direttamente dalla Ghia, la De Tomaso 5 litri Sport con telaio a trave centrale e alettone regolabile, la Bugatti 101 C, disegnata dall'ex capo stilista della Chrysler Virgil Exner, il prototipo Isuzu 117 Sport 1600. Sempre per De Tomaso la Ghia presenta nel 1966 la Mangusta coupè e il prototipo Pam¬pero.

Uno studio di vettura concepita espressamente per il pubblico femminile porta all'allestimento del modello Vanessa su meccanica Fiat 850. Nel 1967 il pacchetto azionario della Ghia viene interamente acquistato dalla Rowan Controller Co. di Westminster nel Maryland e l'argentino Alessandro De Tomaso assume la carica di presidente e di amministratore delegate della carrozzeria torinese. Gli stabilimenti vengono rimodernati e potenziati con 1'aggiunta di un nuovo impianto automatizzato per la verniciatura delle scocche. In quello stesso anno Giorgio Giugiaro lascia la Ghia per creare una nuova carrozzeria, con la denominazione di ItalDesign.

Sotto la nuova direzione la Ghia progetta e costruisce la berlina quattro porte Iso Fidia, le Maserati Ghibli coupè e spider e Simun coupè, l'esemplare unico Oldsmobile Thor a trazione anteriore, unitamente ad un'interessante vettura elettrica da citta, la Rowan. Un'ulteriore prova della versatilità della carrozzeria torinese e fornita da un veicolo cingolato da neve, lo SnowGhia, presentato nel 1969 e destinato principalmente al mercato americano. Di quell'anno inoltre sono due prototipi su telaio Lancia, una Fulvia 1600 coupè e una Flaminia coupè.

Nel 1970 si verifica un nuovo passaggio di proprietà: la Rowan cede l'80% delle azioni Ghia alia Ford mentre il restante 20% va ad Alessandro De Tomaso che conserve la presidenza dell'azienda fino al 1972 anno in cui cede le sue azioni alla Ford e viene sostituito nella presidenza da John D. Head. All’inizio della collaborazione con la Ford, la Ghia mette a punto una vettura, che verrà molto apprezzata soprattutto in America: è la De Tomaso Pantera con meccanica Ford la cui produzione di 80 unità nel 1970, passa a oltre 1000 nel 1971 e raggiunge le 2500 nel 1972.

Praticamente, dal 1972, gli stilisti della Ghia lavorano esclusivamente per la Ford, in stretta collaborazione con il centro stile di Detroit. L'anno seguente nascono le Ford Granada Mark 1, Mustela II e Mustang II; quest'ultima segna l'inizio del binomio Ghia-Ford per contraddistinguere le versioni di lusso di alcuni modelli Ford di serie. Tra le realizzazioni della carrozzeria torinese figurano la Ford Capri II e una dream car presentata a Ginevra nel 1974, denominata Coins, una vettura dalla linea a cuneo, a tre posti, ai quali si accede da uno sportello posteriore.

Negli ultimi anni la Ghia ha rappresentato tutte le versioni piu' eleganti e raffinate della produzione di serie, non tralasciando pero' gli studi su prototipi come le Ford Focus, Arioso e Vivace.

Fonte: Milleruote