MARCELLO GANDINI

Marcello Gandini nasce il 26 agosto 1938 a Torino. Un carattere schivo fin da bambino, nato e cresciuto con la passione per la meccanica e i motori, nonostante gli studi classici. A cinque anni gli fu regalato un modellino di Cabriolet e la prima scatola di Meccano e lì scatta la scintilla per la sua grande passione: le automobili. Nel 1965, dopo un paio di anni presso la carrozzeria Marazzi, Marcello Gandini viene assunto dalla Bertone per rimpiazzare Giugiaro (passato alla Ghia).
“A Bertone erano piaciuti i miei disegni, lì si facevano le cose più azzardate ed era il posto adatto a realizzare ciò che avevo in mente” , racconterà più avanti. Solo un anno più tardi vede la luce l’auto più famosa disegnata dallo stilista piemontese: la Lamborghini Miura.
Ci troviamo di fronte ad un'opera il cui fascino esula dal contesto motoristico. Le sue forme, morbide e sinuose, stravincono su tutte le altre sportive e la elevano a qualcosa di più sublime di una semplice automobile. E' meravigliosa nelle linee, ma anche rivoluzionaria nella tecnica. Chiamarla "scultura con le ruote" sarebbe una definizione fuorviante. E' comunque un prodotto artigianale, ma a livello emozionale risulta travolgente.
L'autotelaio di Dallara è una rivoluzione con le sue lamiere scatolate ed il motore posto di traverso al posteriore. La carrozzeria declina la sua proporzione di stampo classico in una proporzione mai vista prima, un tutt'uno con l'innovativo telaio. L'auto risulta così una GT classica, ma appicicata al suolo con un'altezza rasoterra.


Verso fine degli anni ‘60 Gandini sforna altri numerosi capolavori: tra i più rilevanti possiamo citare le concept Lamborghini Marzal (1967) e Alfa Romeo 33 Carabo (1968), due auto profondamente diverse nella concezione stilistica, ma accomunate dallo stesso spirito innovativo che era quello che animava Nuccio Bertone e lo stesso Gandini. La Carabo presentata nell'ottobre 1968 era sensazionale! I visitatori del Motor Show di Parigi rimasero stupiti dall'aspetto futuristico dell'auto. La Carabo si distingueva per un'altezza incredibilmente bassa (solo 990 mm), una linea che disegnava un cuneo perfetto, una forte inclinazione del parabrezza, delle persiane invece del lunotto, le porte a ghigliottina ed i vetri oscurati a specchio. Fu un tentativo audace quello di presentare un'auto sportiva così proiettata in avanti, ma riuscì a creare una nuova tendenza nel design automobilistico. Con le porte aperte e la cabina rialzata, la Carabo sembrava davvero uno scarabeo pronto a decollare.
Sotto l'aspetto così insolito del prototipo si nascondeva una tecnologia da corsa. Telaio di supporto realizzato con profili in alluminio, sospensioni anteriori e posteriori a doppio braccio oscillante, freni a disco su tutte le ruote, disposizione centrale del motore V8 da 2 litri interamente in alluminio e 230 CV gestiti da un cambio a 6 marce. Nuccio Bertone considerava la Carabo una delle migliori auto mai nate nel suo studio. Chi pensava che la Carabo fosse stata la massima espressione del genio di Gandini dovette ricredersi, il designer torinese superò se stesso al Salone di Torino del 1970, quando nello stand della Bertone venne svelata l'incredibile Lancia Stratos Zero. Un'astronave aliena caduta atterrata sulla terra proveniente da chissà quale futuro parallelo. La Lancia Stratos Zero era stata costruita sulla base di un telaio tubolare e gran parte della componentistica era realizzata in fibra di vetro. Il prototipo montava l'unità motrice della Lancia Fulvia 1600, sistemata centralmente su un telaio ausiliario. L'accesso al motore avveniva attraverso un cofano triangolare che si apriva lateralmente, come un coperchio di pianoforte. La vettura era incredibilmente bassa, solo 840 mm e questo fece abbandonare l'idea di tradizionali porte laterali. L'accesso avveniva attraverso il parabrezza-porta. All'apertura di quest'ultimo il volante si spostava lateralmente ed una volta seduti ritornava nella posizione originale, azionando il meccanismo idraulico per la chiusura del parabrezza. Non solo bella da guardare, ma anche tecnicamente evoluta. Gandini aveva fatto centro di nuovo.
La Stratos Zero di Marcello Gandini divenne la concept per eccellenza di Bertone. Ma il genio di Marcello Gandini non si esalta solo nella presentazione di avveniristiche concept cars. Sul finire degli anni '60 e nella prima metà degli anni ‘70, il designer da vita a numerose vetture entrate in produzione. Sono anni in cui il car design punta su forme spigolose e Gandini progetta vetture che seppur studiate per la produzione lasciano comunque un segno nell'evoluzione del design automobilistico. Sono di questo periodo la Alfa Romeo Montreal, le Lamborghini Espada, Countach, Urraco e Jarama, la Fiat X1/9, la Mini 90, la Maserati Khamsin e la Lancia Stratos di serie che diventerà la regina incontrastata dei rally.


Nel 1980 Marcello Gandini lascia la Bertone ed inizia a lavorare come freelance realizzando vetture come la seconda generazione della Renault 5 del 1984. Gandini non si limita ad un restyling, ma riesce a reinventare l'immagine della RN5 pur lasciandola percettivamente simile. E' il primo remake “percettivo” della storia del car design, in cui il designer riesce a dare una percezione effettiva di evoluzione su un modello esistente.
Nella seconda metà del decennio si occupa dello sviluppo dell’erede della Lamborghini Countach (la Diablo), ma dopo un primo progetto molto aggressivo che viene bocciato nel 1987 dalla Chrysler, all'epoca proprietaria della Casa del Toro, ritorna sui suoi passi disegnando insieme al Centro Stile Lamborghini, una vettura dalle linee più morbide e la Diablo va in produzione con la sua firma.

Negli anni ‘90 Gandini collabora soprattutto con la Maserati: sue la Shamal del 1990, la seconda generazione della Ghibli del 1992 e la quarta serie della Quattroporte del 1994. Da segnalare, inoltre, l’esagerata supercar Cizeta V16T del 1991, basata stilisticamente proprio sul primo progetto della Lamborghini Diablo bocciato qualche anno prima dai vertici Chrysler.

1966 Lamborghini Miura (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1966 Lamborghini Miura (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1966 Figurino Lamborghini Miura (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1968 Bertone Alfa Romeo Carabo - Photo Credit: Archivio Prototipi
1968 Bertone Alfa Romeo Carabo - Photo Credit: Archivio Prototipi
1968 Alfa Romeo Montreal Expo (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1970 Bertone Lancia Stratos Zero - Photo Credit: Archivio Prototipi
1970 Bertone Lancia Stratos Zero - Photo Credit: Archivio Prototipi
1967 Bertone Lamborghini Marzal - Photo Credit: Archivio Prototipi
1967 Bertone Lamborghini Marzal (Interno) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1969 Bertone Autobianchi Runabout - Photo Credit: Archivio Prototipi
1968 Lamborghini Espada (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1974 Lancia Stratos (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1979 Bertone Volvo Tundra - Photo Credit: Archivio Prototipi
1971 Lamborghini Countach (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1974 Lancia Stratos HF (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1974 Innocenti Mini 90 (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1972 Lamborghini Urraco (Bertone) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1984 Renault Super5 - Photo Credit: Archivio Prototipi
2000 Stola S81 (Modellino) - Photo Credit: Archivio Prototipi
1990 Lamborghini Diablo
1988 Cizeta V16T