PAUL BREUER

Alcuni designers sono diventati dei personaggi i cui nomi sono noti a tutti, altri hanno lavorato all'ombra di studi più o meno famosi, ma non di meno hanno avuto un ruolo importante nella storia dell'automobile. Uno di questi è il designer belga Paul Breuer, che ha praticamente trascorso tutta la sua carriera in Italia.

Paul Breuer nasce a Verviers nel 1946 dove vive con la famiglia fino all’età di vent’anni. Già da piccolo, grazie al lavoro da falegname/ebanista del padre, impara ad usare attrezzi e materiali per costruirsi ogni tipo di giocattolo. La passione per le automobili nasce fin da subito, ovvero da quando insieme ai fratelli giocava con le automobiline di latta, riunendole in un garage costruito dal padre.

Un'altra grande passione, fin da “quando ho avuto l'età di tenere una matita in mano“, è stata il disegno. Ovviamente questi rappresentavano spesso delle auto, quelle dell’epoca, almeno fino a quando non ha cominciato ad inventarle.

Fonti di ispirazione furono, all’epoca, i fumetti di Michel Vaillant creati da Jean Graton, ma anche le auto Škoda, che trovava “talmente orribili che mi dicevo che non era possibile disegnarle così brutte e che avrei potuto fare meglio”.
Da questo nasce la sua vocazione e la decisione di intraprendere gli studi artistici.

Terminato il primo ciclo di studi, Paul Breuer invia diverse lettere contenenti un porfolio dei suoi lavori a diversi carrozzieri per frequentare, nelle vacanze estive, un loro stage. Gli risponde l’ingegnere Giacomo Bianco, all’epoca Direttore Generale della O.S.I. (Officine Stampaggi Industriali), invitandolo per uno stage della durata di un mese.

Quest'esperienza cambierà il percorso che aveva programmato. Alla fine dello stage l’Ingegner Bianco, gli propone l’assunzione e gli offre una posizione nel "Centro Stile e Esperienze OSI" diretto dall'Ing. Sergio Sartorelli, un designer di fama mondiale. Comincia così la sua carriera e, la sua vita, da stilista in Italia. Rimarrà alla O.S.I. dal 1966 al 1968 vivendo in prima persona uno dei migliori periodi della fabbrica italiana.

Un’opportunità che gli permise di apprendere il mestiere in modo diretto, cosa che a scuola non avrebbe potuto fare. Nel breve periodo passato alla OSI riesce a lavorare su diversi temi e per costruttori diversi, collaborando con tecnici, artigiani e stilisti, come Tom Tjaarda, che contribuiscono alla sua formazione.

Verso la fine del 1968 la O.S.I. purtroppo fallisce, il settore stampaggi viene venduto, mentre una buona parte del personale del centro stile, del quale Breuer fa parte, viene assunta dal Centro Stile Fiat.

Al Centro Stile Fiat, allora diretto da Gian Paolo Boano, partecipa subito allo studio dei particolari della nascente Fiat 128. Da lì passa nello studio dell'architetto Pio Manzù dove lavora direttamente con i modelli in gesso in scala 1:1. In quel momento si sta creando la Fiat 127 e Breuer studia alcuni particolari come la griglia e la fanaleria. In quegli anni partecipa anche ad altri studi, in particolare alla futura Fiat 126 ed al prototipo di coupé sportivo a motore centrale Autobianchi G31.

Nel corso degli anni gli vengono affidati compiti sempre più importanti tra cui quello del design degli esterni della Fiat 128 Sport Coupè. Insieme a Prever crea la linea esterna e ne cura la modellazione. Il loro progetto viene scelto dalla dirigenza per la produzione. Si tratta della prima vera affermazione come designer.

Dopo la ristrutturazione del Centro Stile Fiat, Breuer viene inserito in un nuovo team di designer, l'Ufficio Studi Futuri, diretto da Sergio Sartorelli. Nonostante la possibilità di poter creare modelli di automobili senza troppi vincoli, la situazione sembra stagnante e senza possibilità di evolversi. Così quando viene a sapere che allo studio Ford di Torino cercavano un designer si presenta e viene assunto alla fine del 1972.

Lo Studio Ford di Torino era diretto da Filippo Sapino (ex Pininfarina) e sviluppava progetti per conto di Ford Europe per modelli da destinare alla produzione europea. Dopo circa un'anno lo Studio Ford viene accorpato alle Carrozzeria Ghia e Vignale e cambia nome in Ghia Operations Italy. Il nuovo studio si occupa di creare concept cars per i saloni, affrontando sempre temi diversi. Alla Ghia realizza numerosi prototipi che saranno esposti nei saloni dell’auto in tutto il mondo riscuotendo molto successo, come le Ford Megastar I e II (1978 e 1979), la Ford Lucano (1978) e la Ford GTK (1979), tutte vetture dalle linee originali e di forte impatto visivo.

Nel 1978 viene chiamato da Aldo Sessano, fondatore della Open Design, che gli proponeva l’incarico di chief designer. Breuer accetta l’offerta e rimane alla Open Design fino al 1985. Sessano era consulente per la Mitsubishi, quindi Breuer lavora su molti progetti il marchio giapponese, seguendo lo sviluppo presso laboratori in Piemonte e presso il Centro Stile Mitsubishi in Giappone. Nello stesso periodo lavora anche su progetti di altre case quali, Seat, Saab e Volvo.

Dal 1986 ha iniziata la carriera di designer freelance. Uno dei lavori più importanti è stato il design e lo sviluppo della Maserati Opac Spyder del 1994.

Si ringrazia il Sig. Paul Breuer per la gentile collaborazione e per l'uso dei suoi disegni a corredo dell'articolo.

1978 Ghia Ford Lucano
1973 Figurino per Ford Mustang Mk3
1973 Figurino per Ford Mustang Mk3
1971 Bozzetto per Fiat 128 Coupé Sport - Centro Stile Fiat
1971 - 1975 Fiat 128 Sport Coupè - Centro Stile Fiat
1978 Ghia Ford Megastar I
1978 Ghia Ford Megastar II
1978 Ghia Ford GTK
1982 Mitsubishi Starwind (Open Design)
1992 Figurino Opac Maserati Spyder
1992 Opac Maserati Spyder