CRONOLOGIA PROTOTIPI



1965 P/70 - Sport 5000 by Fantuzzi

DE TOMASO



L'ex pilota argentino Alejandro De Tomaso arriva nella patria dei motori italiana, Modena e installa l'azienda di automobili sportive che porta il suo nome. Ricchissimo, per Alejandro la fabbrica è puramente un hobby e la sua attività inizia più per gioco che per altro. La ricchissima famiglia della madre, proprietari terrieri di sterminati appezzamenti nella pampas e l'apporto della seconda moglie, titolare della Rowan Controller Industries, gli permettono comunque di iniziare a sfornare il suo primo modello, la rivoluzionaria Vallelunga, come il noto circuito vicino a Roma dove Alejandro aveva corso. L'auto, oltre al motore centrale derivato da quello della Ford Cortina, ha un telaio monotrave in alluminio e non è tubolare come quelli delle sue coeve: questo migliora il comportamento su strada e diminuisce il peso. A quest'ultimo dato contribuisce anche la carrozzeria in fibra di vetro. Ne risulta una berlinetta bassa, larga e corta che fende l'aria come un proiettile. Fra il 1963 e il 1967 l'auto viene realizzata in 59 esemplari.

Altri due modelli che portano il marchio De Tomaso nel gotah dei costruttori sportivi sono la Mangusta e la Pantera sempre più potenti con motori V8 e cilindrate enormi pur mantenendo ingombri e pesi contenuti. Ma proprio con questi modelli iniziano i problemi per Alejandro. De Tomaso infatti è riuscito a firmare un accordo con la Ford che ha inserito nella sua gamma la Pantera come suo modello sportivo di punta, ma la crisi petrolifera e l'innalzamento dei prezzi dell'acciaio nazionale, ne decretano la fine a livello internazionale, così che l'auto rimane in produzione in una scala piuttosto ridotta fino al 1993. Intanto però, l'episodio ha fatto stizzire Alejandro che si allontana gradualmente dall'azienda da lui fondata per cercare di sfondare in altri settori e in altre case.

Nel 1976 acquisisce la Innocenti di Milano (per la quale si preoccupa solo di creare una piccola utilitaria sportiva, la Nuova Mini De Tomaso Turbo, forse l'unico suo modello che viene apprezzato, anche se prodotto in pochi esemplari) e la Maserati rilevata dalla già rovinosa gestione della Citroen (sotto la sua egida, la Casa del Tridente realizza l'auto più controversa della sua produzione, la Biturbo).

Dopo l'ennesimo modello rimasto nell'oblio totale, la Guarà, nel 2000 la De Tomaso sembra voler rilanciare il proprio marchio buttandosi nel segmento dei fuoristrada e presentando il modello Simbir, un 4x4 duro e puro con motore Iveco a gasolio. Questo è possibile grazie alla joint venture con la Casa russa UAZ di proprietà del colosso dell'acciaio Severstal. Il luogo designato per questo impianto sarebbe il centro di Cutro, in Calabria. Il progetto ha il via libera nel 2002 dalla Commissione Europea (che ne finanzia anche l'80% del progetto) ma dagli stabilimenti nel crotonese non esce mai nemmeno una vettura. Alejandro intanto, anziano e malato, muore nel 2003 e il figlio Santiago decide di liquidare allo stato l'azienda.

Nel 2009 vengono messi all'asta i marchi dell'azienda. C'è un acquirente, è la famiglia Rossignolo, torinese, imprenditrice di medio livello in vari campi con a capo Gian Mario, già manager Lancia e Telecom. Questi, sfruttando i locali ex-Pininfarina di Grugliasco che hanno in affitto, inaugurano la De Tomaso Automobili S.p.A. Nel febbraio 2011 è pronto il primo prototipo della nuova azienda, la SLC (Sport Luxury Crossover) una massiccia vetturona alta come un fuoristrada, lunga come una berlina e con una linea da coupé a 5 porte. L'auto viene presentata ufficialmente al Salone di Ginevra del 2011.
Il marchio passa di mano in mano, un paio d'anni fa il fallimento e questa è l'ultima pagina della storia.

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Fonte: NewsWiki