CRONOLOGIA PROTOTIPI



1936 S 11
1941 Tipo 163
1948 6C 3000

ALFA ROMEO



L'Alfa Romeo nasce dalle ceneri dalla Società Italiana Automobili Darracq, fondata a Roma nel 1906. Gli stabilimenti della Darracq, costruiti al Portello di Milano, passano dopo poco tempo a un gruppo italiano denominato Alfa Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Il primo modello è la «24 HP>». Nel 1913 l'Alfa commercializza la «40-60 HP». Nel 1915, l'azienda, dopo essere stata messa in liquidazione, finisce nelle mani dell'ingegner Nicola Romeo, che, nel 1915, rileva gli stabilimenti del Portello e si dedica alla produzione di materiali di tipo bellico. Finita la guerra nel 1918, il nome della società cambia in Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co. e, nel frattempo, sono assorbite le Officine Meccaniche di Saronno, le Officine Meccaniche Tabanelli di Roma e le Officine Ferroviarie Meridionali di Napoli.

La nuova società porta la data del 3 febbraio 1918. Nel 1920 nasce la «Torpedo 20-30 HP ES», prima vettura con la nuova ragione sociale: Alfa Romeo. Nel 1925, arriva il primo campionato automobilistico del mondo con Gastone Brilli Peri. Nicola Romeo, presidente dal 1918, nel 1928 lascia l'azienda. Così l'Alfa, nel 1933, passa sotto il controllo dell'IRI, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, che durante la seconda guerra mondiale indirizza l'attività verso i motori aeronautici e i veicoli industriali. La produzione aeronautica raggiunge quasi l'80 per cento del fatturato annuo e sul finire del decennio si costruisce uno stabilimento a Pomigliano d'Arco (Napoli). L'attività automobilistica riprende con una certa continuità soltanto nel '46, tornando a costruire le «6C 2500» d'anteguerra. L'anno dopo, l'Alfa Romeo presenta il modello che rilancia le sorti dell'azienda: la «1900», progettata da Orazio Satta Puliga. Ne verranno costruiti circa 20.000 esemplari.

Nel 1954 esordisce la «Giulietta Sprint», coupé capostipite di molti modelli di successo, che sarà venduta in quasi 28.000 esemplari. Del 1959 è la prima joint-venture internazionale: viene fabbricata su licenza Renault l'utilitaria «Dauphine». A Pomigliano d'Arco, intanto, si continuano a costruire veicoli industriali e motori diesel Saviem. Nei primi anni 60, la sede del Portello si rivela insufficiente per i programmi produttivi. Così, si costruiscono uno stabilimento ad Arese (MI), una pista di prova a Balocco e un secondo complesso a Pomigliano d'Arco (la posa della prima pietra avviene il 29 aprile 1968) destinato all'«Alfasud». All'espansione commerciale oltreoceano si aggiunge quella produttiva: nel 1968 l'Alfa Romeo acquista il pacchetto di maggioranza della brasiliana Fabrica Nacional de Motores.

Nel giro di pochi anni, però, l'azienda si scontra con nuovi problemi esterni. In Italia la crisi energetica e l'onda lunga della protesta sociale portano a tensioni sociali. Il gruppo Alfa Romeo, che al 31 agosto 1971 occupa oltre 32.500 persone, deve confrontarsi con finanziamenti insufficienti. La sempre più difficile situazione finanziaria dell'azienda segna la fine (1985) dell'avventura, principalmente a causa degli eccessivi costi produttivi: all'inizio degli anni Ottanta, infatti, un'«Alfetta» costa alla Casa tre volte il suo prezzo di listino. Nel novembre del 1986, l’IRI decide allora di vendere l'attività automobilistica, rilevata dalla Fiat (che sconfigge la competizione della Ford).

In seguito all'accordo, si decide la chiusura della società A.R.N.A., la quale negli ultimi mesi del 1983 aveva portato alla commercializzazione dell'«Arna», una berlina due volumi costruita su base Nissan. Negli anni successivi la responsabilità progettuale dei modelli Alfa viene progressivamente trasferita a Torino, anche in seguito alla chiusura del complesso di Arese (dove per un certo periodo era rimasto attivo il Centro Stile).

Indirizzo: Corso Giovanni Agnelli 20, 10135 Torino
Internet: http://www.alfaromeo.com

Direttore del Design:

Fonte: Quattroruote - TAM